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RADICALI IN MARCIA PER L’AMINISTIA E UNA GIUSTIZIA GIUSTA

Il 6 Novembre si svolgerà a Roma il Giubileo dei detenuti, voluto da Papa Francesco che, per gli ultimi dimenticati nelle carceri ha dedicato il proprio impegno e le proprie parole chiedendo a più riprese l’adozione di un provvedimento d’amnistia da parte degli Stati.

In concomitanza con il giubileo dei detenuti, il Partito Radicale ha indetto la IV marcia per l’amnistia e la riforma della giustizia dedicata proprio a Papa Francesco e Marco Pannella, che nelle sue battaglie non violente è giunto più volte a rischiare la sua vita per chiedere l’immediato rientro dell’Italia nella legalità e nello Stato di diritto.
I Radicali da anni chiedono che il Parlamento adotti un provvedimento di amnistia, strumento urgente e necessario, prima riforma strutturale per ricondurre in una cornice di legalità il processo penale e l’amministrazione della giustizia in Italia.

Un provvedimento che, seppure previsto espressamente nella Costituzione, è considerato un tabù, impopolare dinanzi al vento giustizialista che spira nel nostro paese.

Ma i radicali non si disperano dinanzi a chi considera la loro battaglia di diritto e per il diritto, impopolare e di retroguardia, consapevoli della sua necessità affinché la giustizia non diventi sempre più anti-popolare, antidemocratica.

La condizione in cui versa l’amministrazione della giustizia conferma l’analisi radicale. Oltre 3 milioni sono i soli processi penali pendenti in Italia, cui si aggiungono quelli civili, amministrativi, tributari, con 120 mila prescrizioni ogni anno.

Un sistema giudiziario al collasso che diventa illegale e criminale come dimostrano in modo inequivocabile da un lato gli oltre 640 milioni di euro pagati dall’Italia per ingiusta detenzione ed errori giudiziari, dall’altro l’altissima percentuale, il 34,9%, di persone recluse in attesa di giudizio, presunti innocenti considerati presunti colpevoli.

Dati che certificano l’urgenza di un ”amnistia per la repubblica”, affermano i radicali, per ricondurre il nostro paese nella legalità, nello stato di diritto e nel rispetto dei fondamentali diritti umani.
Che la giustizia italiana sia al collasso è confermato anche a livello internazionale dalle numerose sentenze di condanna pronunciate dalla corte europea dei diritti dell’uomo nei confronti dell’Italia a partire dalla Sentenza “Torreggiani” del 2013, per trattamenti inumani e degradanti in carcere.

Carcere che diventa luogo di tortura di stato, luogo disumano che tradisce la finalità costituzionale della sanzione penale.

I radicali, unica voce isolata nell’orizzonte politico italiano, denunciano la condizione degradante delle carceri italiane.

Da oltre 25 giorni la leader radicale Rita Bernardini sta conducendo uno sciopero della fame di dialogo per chiedere al guardasigilli Orlando l’immediata riforma della legge sull’ordinamento penitenziario, per permettere all’Italia di uscire da questo condizione di patogena illegalità.

Anche per le carceri i numeri sono impietosi; centinaia di istituti detentivi hanno un tasso di sovraffollamento oltre il 130% con alcuni che giungono anche al 180%, mentre l’organico di polizia penitenziaria è pesantemente sottodimensionato.

Dati, numeri che certificano il fallimento della giustizia in Italia.

A Roma dal carcere di “Regina Coeli” a Piazza San Pietro, i radicali non saranno soli a marciare. In queste settimane sono molteplici le adesioni, comuni, provincie, regioni, unione delle camere penali, Acli, conferenza episcopale italiana tutti uniti per chiedere la riforma della giustizia e che le carceri diventino luoghi ri-umanizzanti.
Eccezionale l’adesione dei detenuti in tutta Italia, oltre 12mila aderiranno rinunciando al proprio cibo, che sarà devoluto interamente in beneficenza.

Anche nel carcere di Foggia l’adesione è stata massiccia. Una delegazione dell’associazione Radicale di Foggia “Mariateresa Di Lascia” durante una  visita svolta venerdì 4 novembre presso il carcere, ha raccolto l’adesione di 517 detenuti sul totale di 536.

Una visita, a poche settimane dall’ultima che conferma la condizione degradante della struttura foggiana.

536 detenuti ristretti nella struttura foggiana a fronte di una capienza regolamentare di 368,con un sovraffollamento pari al 153%, oltre 250 detenuti in attesa di giudizio.

Celle ancora purtroppo in molti casi con servizi igienici a vista usati anche come cucina.

Un carcere con carenze strutturali cui nulla può l’impegno e la solerzia dell’amministrazione penitenziaria, ridotta sempre di più nel personale e nelle risorse.

Criticità della struttura foggiana che i radicali foggiani denunciano da anni, cui si aggiunge l’emergenza della magistratura di sorveglianza, ridotta nel suo organico minimo. Risale al 16 Giugno scorso l’ultima visita del Magistrato presso la struttura foggiana.
Per queste ragioni i radicali foggiani si mettono in marcia proprio dal carcere di Foggia giungendo a Roma per chiedere un’amnistia per la repubblica, portando con loro le parole dei detenuti foggiani affidate ad una letteravogliamo ricordare il nostro leone della libertà Marco Pannella, sperando che vengano riconosciuti il lavoro e gli sforzi dei radicali per migliorare il sistema giudiziario e la vita negli istituti di pena”.

Norberto Guerriero, segretario associazione radicale “Mariateresa di Lascia”

Anna Rinaldi, tesoriere associazione radicale “Mariateresa di Lascia”

Matteo Ariano, presidente associazione radicale “Mariateresa di Lascia”

 

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