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La chiusura degli O.P.G. e la realtà pugliese, tra inadempienti ed aggresioni

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L’attuazione della normativa per l’effettivo e reale superamento degli OPG segna la misura della debolezza in cui versa il nostro Paese, patente responsabile del perpetuarsi di violazioni dei fondamentali diritti di libertà e dignità proprio di ogni uomo. Era il lontano 2011 quando una commissione parlamentare d’inchiesta, presieduta dal sen. Ignazio Marino, accertò il degrado in cui versavano gli ospedali psichiatrici giudiziari e le condizioni disumane cui erano costretti i soggetti lì ricoverati. A seguito di tale indagine il Parlamento approvò nel Febbraio del 2012 la legge numero 9 nella quale disponeva la chiusura degli OPG entro il 31 Marzo 2013. Tuttavia il successivo decreto numero 24/2013 prorogò tale chiusura al 1 Aprile 2014. Anche questa volta per quest’ultima data il termine fissato è stato disatteso con la promulgazione di un nuovo decreto numero 52/2014, poi convertito nella Legge 81/2014, che ha disposto un’ultima proroga al 31 Marzo 2015
Ad oggi il risultato di questa farraginosa normativa, nonostante i molti anni trascorsi dal primo termine di chiusura del 2013, non è affatto positivo.
Se da un lato le novità legislative rappresentano il sovvertimento del principio per cui il ricovero in O.P.G. diventa dalla regola l’eccezione (il ricovero in OPG ora è semplicemente vietato, non può essere nemmeno l’eccezione), dall’altro sono l’input acché si metta in moto un meccanismo sincronizzato coinvolgente le ASL, le Regioni e la Magistratura, che assieme devono organizzare la presa in carico e l’assistenza del malato. Tra le Regioni che si stanno adoperando affinché si persegua l’intento normativo non c’è traccia della Puglia che, ad oggi, nulla ha fatto, dal punto di vista fattuale, circa l’adeguamento necessario affinché, chiusi gli O.P.G., gli internati non vengano semplicemente e pericolosamente veicolati verso gli istituti penitenziari presenti sul territorio regionale, del tutto inadeguati ad accogliere ed a gestire detenuti “socialmente pericolosi”. Come radicali foggiani richiamammo da subito la Regione Puglia ad un immediato intervento e proprio a Foggia si svolse nel maggio del 2013 un convegno sul superamento degli Opg alla presenza di Elena Gentile, allora assessore al welafare, e dell’On. Rita Bernardini, membro della II commissione giustizia della camera. Voci inascoltate.

Non è un caso che nella casa circondariale “Carmelo Magli” di Taranto, il 13 maggio scorso, si sia verificata un’aggressione da parte di un detenuto affetto da disturbi psichici ai danni di un’assistente e di nove agenti, costretti al soccorso presso il locale ospedale. Responsabile morale non può che essere la Regione, che non ha provveduto ad adempiere alle misure previste dalla normativa, prima fa tutte l’allestimento delle Rems.

L’attuale situazione di emergenza pugliese si origina, quindi, dall’inerzia della regione Puglia, congiunta all’inerzia del Governo nell’attuare i meccanismi di commissariamento della stessa, rispetto ad altre regioni, prima fra tutte l’Emilia Romagna, che si sono spese per la realizzazione delle REMS (residenze per l’esecuzione di misure di sicurezza detentive): strutture accoglienti, dotate di tutte le caratteristiche di sicurezza e inserite in un programma di riabilitazione sanitaria gestito dai Dipartimenti per la salute mentale delle ASL di residenza, in stretto contatto con l’autorità giudiziaria per valutare, caso per caso, l’attivazione di percorsi sanitari individuali alternativi alla detenzione. Ed è questa la via che deve essere perseguita anche sul nostro territorio non solo nell’interesse dei cc.dd. “detenuti ex OPG”, ma anche per evitare di creare ulteriori problematiche all’interno della già malata realtà carceraria, assolutamente inadeguata sia per strutture che per mezzi e personale. La possibilità delle strutture residenziali di porsi come alternativa seria a nuove forme di istituzionalizzazione dell’internato dipende, quindi, da come verranno organizzate dalla Regione e questo non può che essere un banco di prova affinché nasca una nuova cultura circa il fatto lesivo commesso dalla persona con malattia o disturbo mentali. Non è nient’altro che un’operazione di civiltà, i cui frutti porteranno maggiore dignità sociale.

Ivana Fabiola De Leo, membro associazione radicale di Foggia “Mariateresa di Lascia”

Norberto Guerriero, Segretario associazione radicale di Foggia “Mariateresa di Lascia”

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