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comunicato stampa visita carcere Lucera 25 Aprile

L’associazione radicale di Foggia “Mariateresa di Lascia” nell’occasione dell’anniversario della liberazione del nostro paese ha deciso di effettuare una visita presso la casa circondariale di Lucera proseguendo la propria azione politica rivolta alla tutela dei diritti umani. Ad effettuarla una delegazione composta da Anna Rinaldi, presidente dell’associazione, Norberto Guerriero, Segretario,download e da Ivana De leo membro dell’associazione e impegnata nella battaglia sulle carceri.

I radicali da anni denunciano l’emergenza del nostro sistema giudiziario per il quale invocano, come necessario ma non sufficiente, un organico provvedimento d’amnistia ed indulto che possa ridurre la mole dei procedimenti penali e civili pendenti, primo passo per una riforma complessiva del sistema.

Le denunce, purtroppo sempre più solitarie, dei radicali e le condanne in sede europea subite dall’Italia per tortura, hanno determinato nell’ultimo anno qualche timido seppur incoraggiante miglioramento della condizione delle nostri carceri.

Questo leggero trend positivo di miglioramento è stato registrato anche nella visita condotta dai radicali foggiani presso la casa circondariale di Lucera. Dopo anni di sovraffolamento, dopo la pesante condanna in sede di giurisdizione europea con il caso torregiani, oggi l’amministrazione penitenziaria è attenta affinchè ogni detenuto abbia garantiti almeno 3 metri quadrati di spazio vitale nella cella. Nella casa circondariale di Lucera attualmente, con una popolazione di 137 detenuti, si riescono a garantire anche oltre 4 metri quadrati.

Si potrebbe erroneamente immaginare che la situazione d’emergenza sia superata. Purtroppo no. Nonostante gli sforzi profusi dall’amministrazione del carcere, a Lucera permangono molteplici criticità.

La struttura, ricavata dalla ricoversione di un convento del’ 700 nel centro della città, è un vecchio rudere fatiscente inadatto a garantire condizioni dignitose di vita al suo interno. Spazi angusti, resi ancor più scuri da “gelosie” che impediscono l’ingresso della luce, dove abbondano le barriere architettoniche mentre mancano i più elementari dispositivi di sicurezza e prevenzione. Le celle hanno bagni a vista privi di finestre e divisi dal resto dell’ambiente con semplici tramezzi. L’arredamento delle celle è vecchio e malconcio, le docce sono esterne e, per stessa ammissione dell’amministrazione carceraria, gelate. Infatti nonostante oltre 11mila euro spesi fino ad ora, l’impianto idraulico e la caldaia sono troppo vecchi per garantire acqua calda corrente in tutto il carcere.

Anna Rinaldi, presidente dei radicali foggiani afferma che “Sorge il dubbio di come la pena carceraria, costituzionalmente destinata alla rieducazione e al reinserimento sociale, possa assolvere la propria funzione se un detenuto è costretto a vivere in un ambiente così degradante”.

Un’altra rilevante criticità che vive il carcere di Lucera, nonostante l’impegno dell’amministrazione, è l’allarmante condizione cui sono costretti gli operatori e la polizia penitenziaria. Il personale sanitario impiegato è insufficiente e si registra una sistematica scarsità di farmaci in quantità e qualità, in molti casi per far fronte a medicinali più specifici l’amministrazione ricorre ad un fondo comune caritatevole.

La polizia penitenziaria, che dovrebbe avere 105 unità in servizio, registra giornalmente quasi il 50% di defezioni anche a causa di una media di età oltre i 50 anni, molto alta ed incompatibile con le caratteristiche usuranti delle mansioni.

Per il segretario dei radicali foggiani ,Norberto Guerriero, “vanno denuciate con forza le condizioni inumane nelle quali sono costretti a lavorare gli agenti a loro volta veri e propri reclusi”

I radicali foggiani riconoscono gli sforzi che in questi ultimi anni l’amministrazione del carcere di Lucera ha posto in essere per migliorare la condizione di vita della propria popolazione e dei propri operatori.

Questa è solo la prima di una serie di visite che i radicali foggiani svolgeranno nelle prossime settimane presso le strutture detentive di capitanata, auspicando che le amministrazioni comunali, a partire da quella di Foggia, introducano la figura del Garante comunale del detenuto, prevista dall’ordinamento penitenziario ma rimasta in molti comuni lettera morta.

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