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amnistia, Associazione Mariateresa Di Lascia

VISITA AL CARCERE DI LUCERA DEI RADICALI: IN ITALIA NON C’è LA PENA DI MORTE MA SI MUORE PER PENA.

Giovedì 30, nell’aula consiliare del comune di Lucera, si è tenuta la conferenza stampa sulla visita nel carcere di Lucera della segretaria di Radicali Italiani Rita Bernardini e dell’associazione Radicale Mariateresa Di Lascia di Foggia. Dopo la morte recente del detenuto di Zapponeta Alberico Di Noia, i radicali hanno voluto evidenziare per l’ennesima volta le condizioni disumane delle carceri italiane e lo stato disastroso del sistema giudiziario italiano. Alla conferenza hanno partecipato oltre agli esponenti radicali, il presidente delle Camere Penali Raffaele Lepore, il sindaco di Zapponeta Giovanni Riontino e gli avvocati della famiglia di Alberico, Michele Vaira e Luigi Miccoli.
“La morte di Alberico Di Noia ci ha spinto ad iniziare questo 2014 da Lucera, un piccolo istituto ma grande emblema della tortura sistematica di Stato che viene perpetrata dal nostro Paese, non solo verso i detenuti ma anche nei confronti degli operatori costretti a lavorare e vivere in condizione inaccettabili” dichiara Norberto Guerriero, segretario dell’associazione Mariateresa Di Lascia “Una visita che ci lascia con molte domande ma con una certezza , la necessità di proseguire con nuove e prossime visite negli istituti della nostra Regione”.
La conferenza si è aperta con la relazione di Rita Bernardini sulla visita: negli istituti carcerari italiani la Costituzione e le convenzioni sui diritti umani vengono costantemente violate. E anche il carcere di Lucera conferma questo dato, non certo per colpa del direttore o degli operatori che vi lavorano, ci tiene a sottolineare la Segretaria radicale. Non solo non c’è possibilità di attuare percorsi educativi e lavorativi che mirino ad una riabilitazione dei detenuti, ma manca l’essenziale, come la dotazione igienica personale di cui soffrono maggiormente gli stranieri che non hanno le famiglie che passino loro i soldi per acquistare prodotti allo spaccio del carcere; i servizi igienici delle celle sono separati da muri senza soffitto e addirittura nelle celle da 2 sono a vista. Le ore lavorative dello staff medico è insufficiente a coprire le esigenze dei detenuti. Questi sono solo alcuni dei problemi, ma la questione più grave, emersa dai colloqui con i detenuti, è che gli stessi subiscono pestaggi da parte di un ristretto gruppo di agenti.
L’avvocato Lepore ha manifestato il sostegno delle Camere Penali alle iniziative dei Radicali sulla Giustizia, che vedono come punto di partenza il provvedimento di amnistia, “per unirci al grido di dolore lanciato con il messaggio alle Camere del Presidente della Repubblica, ignorato dai partiti per miseri interessi di bottega che fanno leva sulle paure degli italiani che sfocia nell’attegiamento miope del ‘mettiamoli dentro e buttiamo via la chiave’, poi è evidente che si dovranno attuare provvedimenti strutturali come la revisione della custodia cautelare per cui il 40% dei reclusi sono in attesa di giudizio, e prevedere pene alternative”.
Gli avvocati di Alberico hanno ringraziato i Radicali “ mi vergogno un po’ meno di essere italiano perché esiste ancora un cuore pulsante che porta avanti questa battaglia come il Partito Radicale” afferma Michele Vaira. Gli avvocati hanno poi esposto i punti oscuri da illuminare, con le indagini, sollecitate anche dalla risonanza che la vicenda ha avuto nella stampa. Chiedono chiarezza: come mai esistono due versioni discordanti dell’orario e causa della morte di Alberico? Perché era stato messo in isolamento, nonostante le sue condizioni psicologiche certificate, fossero incompatibili con tale provvedimento punitivo? Perché non è stata disposta subito l’autopsia? “se non si dispone l’autopsia è perché non si vuole indagare, cioè si da per scontato che in carcere un detenuto si suicidi” è l’amara considerazione dell’avvocato Vaira. “Alberico è morto perché le istituzioni sono sorde, e lo Stato che, nel momento in cui una persona entra in carcere ne assume la custodia e dovrebbe tutelarlo e garantirne la vita, non lo fa” ha concluso l’avvocato Miccoli.
La conferenza si è conclusa con l’intervento appassionato del sindaco Riontino, che coraggiosamente ha dichiarato il lutto cittadino per la morte del suo compaesano che conosceva fin da piccolo “sono qui a testimoniare vicinanza alla famiglia di Alberico che merita giustizia, lo Stato deve garantire tutti, anche le persone recluse in carcere, non si può uscire dal carcere a 38 anni in una cassa da morto”

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